Visualizzazione post con etichetta piadine. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta piadine. Mostra tutti i post

martedì 16 giugno 2015

CHAPATI , PANE INDIANO


Chapati è un pane azzimo (senza lievito) tipico delle zone centrali e meridionali dell'India.
Viene servito ai pasti e usato con le dita per raccogliere il cibo Il Chapati autentico è fatto con farina Atta , una farina integrale molto fine . Io ho usato farina integrale della marca Rossetto. Il risultato è stato una sorta di piadina dal gusto rustico che ho accompagnato al pranzo di ogni giorno.
La popolarità che le cucine etniche hanno raggiunto oggigiorno mi ha spinta a provare alternative al nostro pane quotidiano.
Sicuramente non assomiglieranno lontanamente alle originali nel gusto, ma condivido con voi questa mia nuova esperienza.
notizie e ricetta prese dal libro "Il pane fatto in casa" di Christine Ingram e Jennie Shapter" edito da DIX



Ingredienti per 6 chapati

175 gr. di farina integrale (originale prevede farina Atta che sta ad indicare una farina di grano integrale)
1/2 cucchiaino di sale
100-120 gr. di acqua
1/2 cucchiaino di olio
burro fuso da spennellare ( facoltativo)

Setacciare farina e sale in una scodella,alla fine unite la crusca residua nel setaccio alla farina.
Aggiungere acqua e mescolare fino ad ottenere un impasto soffice, impastare unendo l'olio e trasferire su una superficie infarinata.
Continuare ad impastare per 5-6 minuti. 
Il tutto può essere fatto in planetaria.
Ungere leggermente di olio un contenitore e riporre il panetto ottenuto , coprire con pellicola e lasciar riposare per 30 minuti.
Trasferire su piano infarinato, dividere in sei parti uguali e dare ad ogni parte una forma sferica.
Schiacciare con il palmo della mano o con il mattarello fino ad ottenere un disco del diametro di 13 centimetri circa.
Man mano che formiamo i dischi avvolgiamoli in pellicola per tenerli umidi.
Scaldare una padella antiaderente dal fondo spesso a fuoco lento per qualche minuto, eliminare la farina residua dai dischi di chapati e cuocere per 30-60 secondi fino a quando vedremo il formarsi di bolle, girare con una paletta e cuocere per altri 30 secondi. Tenere al caldo, se si desidera appena cotti spennellare con burro fuso.
Vanno consumati caldi accompagnando magari una pietanza speziata oppure , anarchicamente, accompagnare a formaggi e salumi delle nostre terre.
Io li uso tipo piadine .




Vi ricordo che potete seguirmi sulla pagina facebook legata al blog dove potremo interagire velocemente.

martedì 12 novembre 2013

PIADINE


Mi sto attivando per il panettone e certamente urge una prova generale. Vito sta facendo gli straordinari e quando questo accade mi ritrovo inevitabilmente con esubero di pasta madre.

Che non sia mai detto che venga buttata!! Cerco di impiegarla in esperimenti e proposte certe.
Bene questa è perfettamente riuscita. Avevo comprato lo strutto per fare l'erbazzone che poi è sfumato e  quindi ne ho approfittato per preparare le piadine, degne rappresentanti della stessa regione dell'erbazzone!
Stupende!! e non solo, sappiate che una l'ho stesa un po' più sottile a mo' di pizza e l'ho trattata proprio in quanto tale. Risultato? friabile e gustosamente divina!! Peccato non l'abbia fotografata !
Ma pensiamo alle piadine! Esorto chi ha il lievito madre a provarle sia con esubero che con lievito rinfrescato e raddoppiato, non se ne pentirà.
La piadina originale non prevedeva lievito, trascrivo notizie prese da qui:



L'azdora (la reggitrice, donna-padrona della casa da cui dipendeva indiscutibilmente l'organizzazione familiare) preparava l'impasto della piadina con farina, acqua, sale e strutto di maiale (oppure olio per cucinare) ed una volta suddiviso in piccole pagnotte le "tirava" con é s-ciadùr (il matterello) fino ad ottenere dei dischi per poi lasciarle cuocere rapidamente sul testo molto caldo.


Negli anni dove la povertà era pesante si faceva la pjida armescla (la piadina mescolata) che veniva preparata mischiando la farina di granoturco con quella di grano ed era soprannominata la pjida ad furmantoun (la piadina di granoturco) che indicava la piadina della miseria.
La composizione originaria dell'impasto con il passare degli anni ha subito delle trasformazioni e nuovi prodotti hanno sostituito quelli del passato.
Inizialmente era completamente assente la lievitazione poi, verso gli anni trenta, si cominciò ad aggiungere un pizzico di bicarbonato (che aveva l'inconveniente di ingiallire l'impasto) e successivamente prese piede la dose (composta da vari ingredienti e venduta direttamente dai fornai) che eliminò l'ingiallimento.

Torniamo nella mia cucina.....

piadina da 25 cm



piadina da 18 cm




Ingredienti x 6 piadine del diametro di 18 cm o 3 da 25 cm


200 gr. di esubero di l.m.(ma va bene anche lievito rinfrescato e raddoppiato se vi avanza e volete usarlo velocemente)

140 gr. di farina
50 gr. di strutto
60 gr. di acqua
 2 pizzichi di sale

Impastare tutti gli ingredienti e lavorare fino ad ottenere un impasto liscio elastico e morbido ma non appiccicoso. Attenersi alle dosi che sono perfette. Formare una palla e mettere a riposare sullo stesso piano di lavoro coprendo l'impasto prima con pellicola e poi con un panno. 





Lasciamolo così per almeno un'ora. Trascorso il tempo, dividere l'impasto in 6 o 3 parti e formare altrettante palline che faremo riposare coprendole per 10 minuti 




Stendere con il matterello le 6 palline in una sfoglia tonda del diametro approssimativo di 15-18 cm, o le 3 palline in una sfoglia da 25 cm di diametro non farle troppo sottili altrimenti diventano più croccanti.





Mettere a scaldare una padella antiaderente e quando è calda cuocere le piadine ad una ad una, controllando il fuoco e la cottura. Si formeranno delle bolle che avremo cura di schiacciare con una forchetta o cucchiaio senza bucarle.






 girare e finire di cuocere.
Ancora calde farcirle a piacere. Io le ho farcite con gorgonzola cremoso, prosciutto crudo e rucola, stracciatella di fiordilatte, prosciutto crudo e carciofini sott'olio .