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lunedì 18 gennaio 2021

ZUCCA IN SAOR



Zucca in tutte le maniere! Non è una novità il fatto che io sia molto attratta dal suo colore e gusto, dalla sua versatilità sia con il dolce che con il salato. E dopo averla provata in tantissimi modi mi mancava la declinazione in versione zucca della preparazione in saor.
Saor nel dialetto veneziano vuol dire "sapore" ed è legato fondamentalmente alla ricetta delle sarde fritte e poi condite con cipolla in agrodolce e pinoli. Ma nella cucina povera il "saor" rappresenta un insaporitore dedicato anche a verdure oltre che pesce e questa versione ne certifica la bontà.
all'origine gli ingredienti del saor erano rappresentati solo da aceto e cipolla ma nel corso dei secoli si sono aggiunte altre spezie e sapori in base al gusto personale.
Ho avuto la fortuna di trovare la zucca varietà butternut, una zucca dalla buccia sottile e la polpa dolce e soda con retrogusto di nocciola. La cercavo da tempo ma qui in Puglia non è molto commercializzata, è più diffusa la violino, simile nella forma ma dalla buccia più spessa e rugosa e una polpa meno profumata. Invece quest'anno appena trascorso, anomalo e da dimenticare ha portato anche qui questa deliziosa piccola zucca e io ne ho approfittato.
Seguitemi in cucina per preparare questa semplice e gustosa ricetta 









 


Ingredienti

800 g. di zucca 

60 g. di uvetta

30 g di pinoli o altra frutta secca a piacimento ( io ho usato nocciole)

1 cipolla di Tropea di media grandezza

olio evo 

1/2 bicchiere di aceto bianco ( anche di mele)

1 bicchiere di vino bianco

sale e pepe

Tagliare abbastanza sottilmente la zucca e stufarla con un po' d'olio in padella fino a renderla morbida, se necessario unire un po' di acqua per portarla alla giusta consistenza, salare e aggiungere una generosa macinata di pepe nero. Ora è il momento di dedicare un po' di tempo alla cipolla. Dopo averla affettata sottilmente stufare in padella antiaderente, sfumare con aceto e vino, far evaporare la parte alcolica quindi unire uva passa e frutta secca, regolare di sale e portare a cottura la cipolla fino a renderla molto tenera. Fare in una pirofila uno strato di zucca, coprire con la cipolla, ancora zucca e finire con la cipolla. Far riposare almeno un paio di ore prima di gustare.





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martedì 11 settembre 2018

POLPO LESSO IN INSALATA

Ricompaio dopo un mese e mezzo di assenza, il caldo e le giornate lunghe associate a un periodo di ferie mi hanno tenuta lontana dalla cucina; ritorno con un classico dai sapori del mare.
Mi seguite sul blog vero? allora sapete che ho un marito appassionato di pesca in tutte le sue declinazioni; io qui nel mo piccolo mondo virtuale lo chiamo "il capitano".
Gran parte delle ricette di pesce presenti sul blog sono frutto delle sue battute di pesca.
Lo stesso con i polpi, di ricette ce ne sono parecchie.
Vi giuro io non ho mai comprato un polpo e mi ritengo fortunatissima!
Proprio in questo periodo inizia la "raccolta" , è il periodo in cui sono più numerosi .
E' un prodotto che si presta benissimo alla conservazione in freezer e io ne faccio scorta per l'inverno.
Ovvio il massimo del suo lo dà battuto e arricciato sugli scogli appena pescato, ma vuoi mettere averne anche quando in pieno inverno questo non è possibile?
Ora vi racconto come io lo tratto per renderlo morbido e gustoso una volta tolto dal freezer.
Tolto il polpo dal freezer, la sera prima dell'utilizzo, lo passo in frigo a decongelare.
Al mattino seguente lo sciacquo ripetutamente con acqua corrente.
Metto una capace pentola colma d'acqua sul fornello più grande e porto ad ebollizione. 
Tenendo il polpo per la testa , immergo i tentacoli nell'acqua bollente per una decina di volte su e giù fino a farli arricciare. Afferrando il polpo con un tentacolo faccio la stessa operazione con la testa.
ora il polpo è pronto per qualunque cottura si desideri.
Ma passiamo alla ricetta.



Ingredienti

1 polpo del peso di circa 1 kg
1 foglia di alloro
1 fettina di limone
1 cucchiaio di sale grosso
succo di 1 limone
prezzemolo tritato
olio evo
sale e pepe quanto basta
zeste di limone ( se gradite)






Mettere sul fuoco una capace pentola con acqua e la foglia di alloro.
A bollore aggiungere il polpo precedentemente trattato come descritto nell'introduzione alla ricetta del post e la fetta di limone.
Cuocere a fiamma dolcissima per circa trenta minuti o fino a quando con i rebbi della forchetta incidiamo il polpo e sollevandolo non rimane attaccato alla stessa.
Spegnere il fuoco e lasciarlo raffreddare nella sua acqua.
Una volta freddo lasciarlo scolare per bene, togliere la pelle in eccesso , la membrana tra i tentacoli e la pelle che ricopre la testa del polpo.
Tagliare a piccoli pezzi e condire con generoso olio extravergine di oliva, succo di limone , prezzemolo tritato, sale e pepe a proprio gusto.




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martedì 24 luglio 2018

PANZEROTTI FRITTI

La tradizione pugliese dei panzerotti fritti è radicata nel nostro DNA. Fritto è buono, lo si fa anche al forno, ma per piacere, non è panzerotto!!
Ogni pizzeria datata che si rispetti li prepara e ogni famiglia ha la sua ricetta prevalentemente nata e legata alla altrettanto radicata tradizione del giorno di vigilia onorato con frittelle e calzoni; parlo delle vigilie quelle legate al ungo periodo natalizio.
Tradizione vuole anche salutare la festa del santo patrono o la fine dell'estate con una allegra panzerottata magari in campagna in villini sparsi per la campagna pugliese ricca di uliveti e vigneti.
La mia memoria si perde nelle allegre serate con amici che il corso della vita inevitabilmente avvicina e allontana lasciando però inalterati i ricordi delle lunghe serate trascorse insieme tra risate , pizze, grigliate e panzerotti!!
Ecco allora lanciata per sempre nell'etere (finchè durerà) la mia versione di impasto


Ingredienti per circa 24 panzerotti

700 g. di farina tipo 0

300g. di semola rimacinata
150 g.di patata lessa e schiacciata
12 g. di lievito di birra compresso
200 g di latte e 300-350 di acqua ( dipende dal grado di assorbimento della farina)
25 g. di sale fino
10 g. di zucchero
75 g. di strutto ( o 100 g di burro ma lo strutto è il top)
1 tuorlo
700 g. di scamorza fresca
1 scatola di pomodoro pelato da 450 g.
1 albume

olio di oliva per friggere ( io uso solo olio di oliva, voi quello che gradite)


Lessare la patata intera con la buccia in acqua leggermente salata; quando sarà cotta e ancora calda sbucciarla e passarla allo schiacciapatate. Tenere da parte.
Miscelare le due farine e metterle in planetaria con la patata, il lievito sbriciolato, lo zucchero e metà dell'acqua e latte mescolati prevista tra gli ingredienti. Avviare a macchina a velocità minima e lasciarla lavorare per circa 5 minuti finchè si avrà una massa omogenea. Unire poco per volta  il resto dei liquidi, il tuorlo e per ultimo lo strutto in due volte insieme al sale.  Aumentare la velocità della planetaria e incordare l'impasto. Quando l'impasto sarà intorno al gancio e le pareti della ciotola pulite l'impasto è pronto, ci vorranno circa venti minuti.
Pirlare su un piano aiutandosi con il tarocco, mettere in una ciotola leggermente unta, coprire e lasciar lievitare fino a raddoppio.
Aspettando il raddoppio dell'impasto, tagliare la scamorza e i pomodori pelati a piccoli pezzi e metterli in un colapasta a perdere il liquido in eccesso aggiungendo un po' di sale e se graditi pepe e origano.
A raddoppio avvenuto trasferire l'impasto su un piano infarinato e dividerlo in 24 pezzetti ( di 60 g circa) che andremo a loro volta a pirlare e mettere a riposare su piano infarinato. 



Coprire e lasciar riposare per un'ora


Quindi una pallina per volta, stendere con il mattarello in un disco dello spessore di pochi millimetri e farcire con il composto di scamorza e pomodoro


Chiudere il disco a formare la classica mezzaluna, e con il pollice di taglio sigillare il panzerotto, aiutarsi spennellando i bordi con l'albume rimasto.
prendere ogni panzerotto dalle punte allungare leggermente e immergere in olio profondo a 180° e portare a cottura


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lunedì 12 marzo 2018

PEKA- UNA RICETTA DEI RICORDI

Le mie prime vacanze in un paese che non fosse Italia le ho trascorse in Croazia, in Dalmazia, nelle regioni che fanno capo a Dubrovnik e a Spalato.
Tanti ricordi  bellissimi sono legati a queste vacanze che si sono ripetute diverse volte negli anni, vuoi perchè affascinati e rapiti dalle bellezze naturali vuoi perchè i collegamenti dall'altra parte dell'Adriatico ci erano congeniali e comodi.
Nel corso di queste mie avventure croate ho imparato ad apprezzare numerose preparazioni della cucina dalmata, alcune riproposte come questa sul blog .
Il piatto che mi accingo a descrivere ha coronato nel lontano 2006 una escursione lungo le pendici del massiccio del Biokovo, il secondo monte, per altezza, della Croazia, si trova lungo la costa dalmata tra il corso dei fiumi  Cetina e Narenta.
Durante il tragitto ci fermammo lungo le rive del fiume Cetina non lontano da Omis dove un ristorantino immerso nel verde dei boschi aveva un enorme forno all'aperto con numerose teglie con coperchio a campana, tipiche della regione, dove erano in cottura diverse tipologie di carne.
Per fortuna arrivammo presto e ci fu possibile ordinare una teglia tutta per noi per il pranzo,
Scoprimmo il nome peka:  piatto o teglia dove sistemare la carne con svariate verdure, il tutto coperto con una campana che viene ricoperta di brace. La cottura lenta e coperta, con la pietanza mai a diretto contatto con il fuoco, conferisce alla tipica preparazione  un profumo e consistenza a dir poco celestiali!
In croato peka significa appunto cotto al forno, cotto sotto la campana.
Tornata in patria il mio chiodo fisso fu replicare questa prelibatezza in casa; il risultato non ha i profumi caratteristici di una cottura con brace di legno arso ma ogni volta che la preparo i ricordi ci riportano indietro ai bei giorni trascorsi in Croazia.





Ingredienti

1 kg di carne di vitello in pezzi regolari ( io uso i teneri di biancostato)

1 kg di patate
2 zucchine
1 grande cipolla
1 rametto di rosmarino fresco
2 carote
1 peperone ( io non lo metto)
50 g di olio evo
100 g di vino bianco
sale e pepe q.b.

Dopo aver pulito, lavato e tagliato a tocchi grandi le verdure sistemare tutti gli ingredienti in una teglia da forno, condire con olio generoso, sale pepe a sentimento, unire il rosmarino fresco e coprire con carta stagnola o un coperchio che vada in forno e sia preciso per la teglia.




Cuocere in forno già alla massima temperatura per un'ora e mezza. A tempo trascoroso scoprire, mescolare carne e verdure con delicatezza, irrorare di vino bianco, coprire nuovamente e proseguire la cottura per altri quarantacinque minuti.



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lunedì 22 gennaio 2018

TORTA MANTOVANA

Qualche volta mi piace riprodurre nella mia cucina ricette tipiche di altre regioni; se mi è possibile tramite le mie amicizie virtuali mi documento facendo riferimento alle notizie e consigli di chi nella regione prescelta ci vive e che della tradizione gastronomica è a conoscenza.
Così spinta dalla curiosità scatenata semplicemente da una domanda sentita in un quiz televisivo sento Saida che a Prato ci vive  e le chiedo di questo dolce . Mi parla quindi di un dolce soffice e ricco di burro con tante mandorle in superficie : soffice, burro, mandorle...scatta la molla della golosità e mi metto all'opera, rimanendo nel dubbio se provare quella originale dell'Artusi o una delle tante rielaborazioni moderne che , come dice bene Saida, ai tempi antichi gli ingredienti avevano sapori diversi e diciamocelo pure che anche i gusti sono un po' cambiati dettati dall'opulenza che ci circonda. 
La ricetta è presa da qui senza nulla cambiare se non l'aroma limone che qui non piace molto.
Ma questo dolce, tipico di Prato, che si chiama torta mantovana, perchè?
Un po di storia-leggenda narra che la ricetta sia stata un dono lasciato da due suore al pasticcere Mattei come ringraziamento per averle ospitate durante il loro pellegrinaggio verso Roma.
Fatto sta che tra storia e leggenda questo dolce entra a far parte come i biscotti di Prato dell'elenco delle specialità gastronomiche del luogo.
Unica raccomandazione: gli ingredienti devono essere di ottima qualità, specialmente il burro.
Ultima considerazione: è una semplice torta da credenza, ottima per un fine pasto leggero ma perfetta per l'ora del te:
Andiamo in cucina











Ingredienti stampo diametro cm. 24-26

100 g di farina 00 ( ho raschiato il sacchetto della 00 molino Bardazzi , farina toscana)

100 g di fecola di patate
6 tuorli ( uova d galline felici)
2 albumi
200 g. di zucchero finissimo ( ho usato Zefiro)
200 g di burro fuso e freddo ( ho usato Occelli)
1 pizzico di sale
buccia grattugiata di un limone bio ( io ho usato un bicchierino di amaretto)
8 g di lievito per dolci
120 g di mandorle spellate ( raccolto delle colline murgiane)





Accendere il forno a 170° modalità statico.
Ricoprire il fondo della teglia con carta forno e imburrare e infarinare i bordi.
Spezzettare grossolanamente le mandorle spellate.
Fondere il burro e metterlo a intiepidire
Setacciare farina, fecola, lievito.
Separare i tuorli dagli albumi e montare due albumi con un pizzico di sale a neve fermissima.
In ciotola lavorare alla massima velocità i tuorli e lo zucchero fino ad avere una crema gonfia, bianca e spumosa, abbassare la velocità e versare a filo il burro ormai freddo.
Ora è la volta della farina che andrà incorporata a cucchiaiate e la buccia del limone.
Incorporare gli albumi montati a neve con una spatola delicatamente con un movimento dall'alto verso i basso per non smontarli.
Versare il composto nella teglia, livellare e ricoprire copiosamente con le mandorle spezzettate.
infornare per circa 40 minuti, fa fede la prova stecchino.
Lasciare intiepidire quindi sformare finire di raffreddare su gratella.
Ricoprire copiosamente di zucchero a velo e gustare.




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mercoledì 3 febbraio 2016

UMBRICELLI CON SALSA DI GAMBERI BIANCHI E PROFUMO DI CURCUMA


Umbricelli....mi sono innamorata del nome, prima ancora di scoprire di cosa si trattasse, ovvio da subito sapevo fosse pasta fresca, ma per quanto riguarda la forma la fantasia spaziava. "Umbri" mi sembrava tradisse l'origine legata alla regione cuore d'Italia, "celli" mi ha fatto subito pensare ai vermicelli.... consulto internet incuriosita e trovo queste notizie che prendo per intero da SapereSapori


Si tratta di un tipo di pasta, simile agli spaghetti, che sta conoscendo un notevole successo, e che testimonia la sobrietà e la semplicità della cucina umbra di un tempo. Bisogna ricordare che, fino ad un po' di anni fa, le uova venivano adoperate, anche in campagna, con molta parsimonia: esse erano in genere vendute in città, oppure al sensale e ne rimanevano ben poche per il consumo familare. 
La pasta all'uovo, magari le tagliatelle, con la sfoglia stesa a mano col matterello, si gustava solo in poche occasioni di festa, mentre negli altri giorni la pasta era fatta solo di acqua e farina. 
La lavorazione è laboriosa, ma il risultato è ottimo. 
Dopo aver realizzato il normale impasto, si ricavano dei pezzi che, spianati fino a mezzo centimetro di spessore, vengono poi affettati da uno speciale piccolo matterello di legno scannellato; ogni singolo pezzo viene quindi allungato e affusolato con le mani, fino ad avere gli "umbricelli". 
Nel Ternano, gli umbricelli con qualche variante prendono il nome di "ciriole" e nello Spoletino "strozzapreti". C'è chi li chiama "stringozzi" ed anche "strangozzi". 
Secondo alcuni, il nome potrebbe esser dovuto al fatto che tale pasta, di forma allungata, ricorda un stringa per scarpe, una sorta di laccio, che poteva essere usato anche per strangolare i preti. 
Va infatti ricordato che l'Umbria, pur essendo terra di Santi, è stata per secoli sotto il dominio papale, per cui era assai sviluppato un forte sentimento anticlericale. 
In quel di Gubbio, si produce un tipo di pasta dalla forma simile alle tagliatelle, detta "rondoloni", che nei negozi di pasta fresca si trova adesso tutto l'anno. 
Il tipico condimento degli strangozzi era con un sugo di pomodoro, reso un po' piccante dal peperoncino e aromatizzato dal prezzemolo, ma ovviamente oramai vengono proposti nei ristoranti dell'Umbria con ogni tipo di salsa. 
Per chi volesse anche provare nuovi sapori, in commercio si trovano anche umbricelli o strangozzi ai gusti più diversi: al tartufo, alle ortiche, al pomodoro, ecc.


Per imparare a farli mi sono affidata all'ottimo video di 2 Amiche in Cucina il canale you tube dell'omonimo blog di Miria
Andiamo, seguitemi in cucina , vi scrivo come realizzare un primo piatto da leccarsi i baffi




Ingredienti

per gli umbricelli
200 gr. di farina tipo 1
100 gr. di semola rimacinata
140-150 gr. di acqua

per la salsa
700 gr. di gamberi bianchi
1/2 cipolla rossa
1 ciuffo di prezzemolo
uno schizzo di vino bianco
100 gr. di pomodoro datterino o ciliegino
sale e pepe q.b.
50 gr. di olio evo

per un fumetto veloce
teste e gusci dei gamberi
1 foglia di alloro
1/2 cipolla 
1 ciuffo di prezzemolo
40 gr. di olio
1/2 bicchiere di vino bianco
sale q.b.

 e inoltre:
mezzo cucchiaino di curcuma in polvere sciolta in mezzo bicchiere di acqua tiepida



Per prima cosa preparo l'impasto che m servirà per la pasta: ho usato farina tipo 1 che ultimamente prediligo.
Miscelare le farine, disporle sul piano di lavoro aggiungendo acqua necessaria a formare un impasto compatto , liscio ma non duro. Nella preparazione della pasta fresca non all'uovo io uso una idratazione vicina al 50% del peso della farina. Formare un panetto e mettere a riposare per almeno trenta minuti a temperatura ambiente avvolgendolo in pellicola.
Dopo questo tempo procedere ala formazione degli umbricelli .
Seguire il video del link messo nella prefazione del post.




FOTO PRESA DAL WEB 


Ora dedichiamoci ai crostacei sgusciando i gamberi bianchi, sapete quali sono vero? In questo periodo abbondano e il loro prezzo è abbordabile,qui a casa mia vengono a farmi visita almeno una volta a settimana. Il capitano li usa come esca nelle sue scorribande del fine settimana quando si dedica alla pesca a bolentino. Freschissimi e lucidi, sono un ingrediente fantastico per sughi e zuppe.

foto da archivio

Raccolgo i gusci e le teste dei gamberi in una pentola , i frutti li libero dal filo nero posto in cima al corpo e li tengo da parte.
Ora ai carapaci dei gamberi vanno aggiunti l'olio e la foglia di alloro, dopo averli  rosolati a fiamma moderata fino a sentirli sfrigolare, vanno Bagnarti con il vino bianco,  evaporare quindi aggiungere la cipolla, il prezzemolo e il sale, coprire a filo di acqua e lasciar cuocere per venti minuti a fuoco moderato. Filtrare con un colino a maglie strette.





Prepariamo il condimento:
In una larga padella stufare la cipolla tritata finemente con il prezzemolo e tutto l'olio indicato negli ingredienti, prima che prenda colore sfumare con il vino e una volta evaporato unire i pomodori spezzettati, regolare di sale e portare a cottura per dieci minuti a fiamma moderata. verso fine cottura unire i frutti dei gamberi. Una volta spento il fuoco unire al tutto un paio di cucchiaini della curcuma sciolta in acqua.Il resto andrà unito all'acqua di cottura della pasta insieme ad 1 cucchiao di olio.
Cuocere gli umbricelli e mantecare per qualche minuto nella salsa ai gamberi


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martedì 4 agosto 2015

POMODORI AL FORNO RIPIENI DI RISO


Nell'orto assolato le piante dei pomodori avevano ormai l'aspetto di un gioioso albero di natale:ricco di sfere rosse che al sole luccicavano e sfiorate rilasciavano una essenza profumata che riportò Annaferna indietro nel tempo, alla sua giovinezza, alle giornate caldissime trascorse in campagna nella villa dei suoi genitori .
In quel piccolo angolo di paradiso della sua giovinezza ogni anno nei mesi più caldi la famiglia cercava refrigerio tra le mura spesse , portanti della antica costruzione, abbandonando le roventi pareti della casa di città.
E tra quelle mura, in compagnia della mamma spesso, rinunciando al mare, si passavano liete ore in cucina a preparare insieme un pranzo ricco di sapori.
e da questi ricordi riaffiora una ricetta estiva , profumatissima, leggera e molto facile. Ottima sia calda che fredda , che potremo gustare in queste giornate caldissime senza tanti sensi di colpa.

Il pomodoro: povero di calorie e ricco di sali minerali, oligoelementi, licopene, fosforo, potassio, vitamine.
Una fonte inesauribile in cucina, un valido alleato per la nostra salute; mangiato crudo da il massimo dei suoi benefici, ma ultimamente si è scoperto che il licopene in cottura non viene perso e sappiamo bene che il licopene è un eccellente antiossidante naturale, bastano 100 gr. di pomodoro consumati tre volte la  settimana per far si che il licopene in esso contenuto svolga il suo effetto benefico.
In questa ricetta ci sono pochissimi ingredienti che esalteranno il sapore estivo legato al pomodoro.









Ingredienti

6 pomodori rossi e sodi
6 cucchiai di riso arborio
1 spicchio di aglio (se gradite)
250 gr. di polpa di pomodoro ( quella raccolta svuotando i pomodori)
un bel ciuffo di foglie di basilico
1 rametto di prezzemolo
olio q.b.
sale e pepe q.b.
2 patate a spicchi (facoltativo)




Sciacquare il riso e metterlo in ammollo il tempo di preparare i pomodori.
Lavare i pomodori, tagliarli vicino al picciolo in senso orizzontale ricavando una calotta che terremo da parte.
Con un cucchiaino raccogliere in una ciotola  parte della polpa dei pomodori, scartando l'eccesso di semi, creando così il "nido" che raccoglierà il ripieno. Salare leggermente i pomodori e metterli momentaneamente da parte a testa in giù. 
Nella ciotola, dove abbiamo raccolto la polpa estratta dai pomodori, amalgamare, aglio tritato, basilico spezzettato, prezzemolo tritato, il riso scolato dell'acqua, sale e pepe e condire con generoso olio.
Mescolare il tutto e riempire i pomodori con uno o due cucchiai di composto fin quasi all'orlo.
Posizionarli con le calotte a richiudere in una teglia da forno unta di olio. Condire ancora con un giro di olio e sale.
Se si vuole si possono aggiungere degli spicchi di patate precedentemente conditi con poco olio, sale e, se ne è avanzato, il riso usato per farcire i pomodori che faranno da accompagnamento .
Cuocere in forno statico a temperatura a 240° per circa 40 minuti, coprendo magari verso la fine con un foglio di alluminio per evitare che  la superficie bruci troppo.









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giovedì 25 giugno 2015

MUSTAZZEDDU

Lo scorso anno, in piena estate, sul gruppo facebook "guppo la pasta madre" mi sono trovata in una conversazione in cui si parlava di un lievitato tipico della Sardegna chiamato MUSTAZZEDDU . Incuriosita mi sono spinta a chiedere ad alcuni amici sardi la ricetta di tale specialità. Ma nell'attesa non ho saputo resistere a sperimentare questa insolita forma dal profumatissimo ripieno usando una parte di lievito che mi aspettava bello pimpante in cucina.
Ed ecco la mia rivisitazione di una specialità sarda fino ad ora a me sconosciuta e non me ne vogliano gli amici di questa meravigliosa regione se ho modificato il ripieno e magari stravolto anche l'impasto.Il risultato  finale però appaga.

Ingredienti

500 gr. di semola rimacinata (senatore Cappelli)

275 gr. di acqua
150 gr. di lievito madre rinfrescato e raddoppiato
25 gr. di olio
10 gr. di sale

per il ripieno:

kg. 1.5 di pomodori rossi e sodi (varietà ciliegina o datterino)

una bella manciata di foglie di basilico fresco
uno spicchio di aglio tritato finemente
sale e pep q.b.
olio
una piccola mozzarella

In planetaria: spezzettare il lievito madre, unire la farina e a velocità minima aggiungere l'acqua poco per volta, alla fine anche il sale. Portare a incordatura. Trasferire su piano infarinato, pirlare e mettere a lievitare fino a raddoppio in ciotola unta di olio.
a raddoppio avvenuto trasferire su piano di lavoro infarinato, sgonfiare leggermente l'impasto, coprire e lasciar riposare per un'ora. Nel frattempo tagliare a piccoli spicchi i pomodori privandoli dell'acqua in eccesso, raccoglierli in un colapasta in modo che continuino a perdere acqua in eccesso.
Stendere l'impasto a formare un disco dello spessore di circa 2 cm, coprire e lasciar riposare ancora trenta minuti.
Raccogliere i pomodori in una ciotola e condirli con aglio,basilico,mozzarella,sale, pepe e olio.
farcire il disco richiudendolo poi in modo da lasciare il centro aperto, pizzicare i bordi.
Infornare a 240° modalità statico per circa 50 minuti.






giovedì 4 giugno 2015

TIELLA DI RISO PATATE E ZUCCHINE

Malgrado il nome ,che indica la teglia nella quale si realizza la ricetta , resti identico in tutta la Puglia, la preparazione cambia a seconda delle zone,per cui si parla di tiella alla barese, alla foggiana , alla tarantina e taieddha salentina.
quella classica barese ve l'ho descritta qui.
Oggi vi parlo della mia interpretazione con zucchine , senza le immancabili cozze, aggiunte in ogni classica tiella pugliese.
Seguitemi, è una ricetta semplice e gustosa.







Ingredienti teglia diametro 22 cm.

250 gr. di riso arborio

150 gr. di zucchine (1 media)
1 cipolla
500 gr. di patate novelle
3 pomodori rossi tipo ramato
150 gr. di latte
150 gr. di acqua
50 gr. di mozzarella straciatella alla panna (volendo si può omettere)
Formaggio pecorino romano grattugiato
un ciuffo di prezzemolo
2 foglie di basilico
olio evo q.b.
sale q.b.







Mettere in ammollo il riso e nel frattempo pulire e affettare le patate, 1 farla a tocchetti piccoli. Affettare sottilmente la zucchina, affettare i pomodori.
Preparare un miscuglio fatto di formaggio, sale, prezzemolo , basilico e pepe se gradite.
oliare la teglia di cottura, versarvi il latte, affettare la cipolla, fare uno strato di pomodori a fettine, condire il miscuglio di formaggio aromatizzato.
Distribuire metà del riso scolato e parte della patata a tocchetti. Condire con il miscuglio, distribuire la zucchina affettata coprendo completamente il riso, condire a sua volta la zucchina come detto e fare un leggero giro d'olio.
Unire la stracciatella sulle zucchine e coprire il tutto con il riso e la patata a tocchetti rimasti condendole come già detto.
Ora fare un ultimo strato di patate a fettine e uno di pomodori a fettine. Aggiungere acqua fino a coprire a velo il tutto.
Cospargere di formaggio ,sale, prezzemolo e basilico. Spolverare di pangrattato, e per finire un ultimo giro d'olio.
Accendere il forno alla massima temperatura e aspettando che ciò avvenga , mettere sul gas la teglia, coprendola e portarla a bollore. Trasferire nel forno ormai caldo e cuocere per 30 minuti.






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martedì 2 dicembre 2014

BISCOTTI PER NATALE, PICCOLI DOLCI PENSIERI, IDEE PER NATALE


 Ogni anno , questo periodo, la mia cucina si trasforma e diventa un laboratorio profumato di bontà.
Ecco una carrellata dei biscotti che solitamente preparo per allietare le tante giornate che nel periodo natalizio si finisce per passare in allegra compagnia.
Ho raccolto in questo post ricette vecchie, vecchissime e alcun recenti, un facile modo per avere sottomano tutte le mie proposte.
Leggendo i link, si scorrerà anche l'evoluzione della stesura dei post e delle fotografie non certo migliorate granchè ma diverse sicuramente da quelle scattate dagli inizi del blog ad oggi.








http://annaferna-mordiefuggi.blogspot.it/2015/04/biscotti-allo-zafferano-con-confettura.html

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http://annaferna-mordiefuggi.blogspot.it/2014/11/biscotti-al-limone-lemon-cookies.html

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http://annaferna-mordiefuggi.blogspot.it/2014/10/frollini-alla-panna.html

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http://annaferna-mordiefuggi.blogspot.it/2014/01/biscotti-sablee-con-farina-di-mandorle.html

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http://annaferna-mordiefuggi.blogspot.it/2013/10/frollini-al-cacao.html

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http://annaferna-mordiefuggi.blogspot.it/2013/01/cookies.html

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http://annaferna-mordiefuggi.blogspot.it/2013/01/pandizenzero.html

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http://annaferna-mordiefuggi.blogspot.it/2012/12/palline-alla-nocciola.html

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http://annaferna-mordiefuggi.blogspot.it/2012/12/brutti-ma-buoni-efacili.html

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http://annaferna-mordiefuggi.blogspot.it/2012/12/pasticcini-di-mandorleovvero-paste-di.html

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http://annaferna-mordiefuggi.blogspot.it/2012/11/i-torroncini-di-natale-casa-mia.html

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http://annaferna-mordiefuggi.blogspot.it/2013/01/ghoribai-biscotti-con-la-semola.html

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http://annaferna-mordiefuggi.blogspot.it/2013/01/frollini.html

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http://annaferna-mordiefuggi.blogspot.it/2012/12/i-biscotti-rosa.html

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http://annaferna-mordiefuggi.blogspot.it/2010/12/adesso-e-natalele-cartellate.html

martedì 1 luglio 2014

INVOLTINI DI MELANZANE AL FORNO

La melanzana, frutto globoso e versatile della bella stagione! Le coltivazioni in serra lo rendono disponibile ormai tutto l'anno ma diciamolo il meglio di se lo da in questo periodo quando la coltivazione a cielo aperto la rende più compatta e saporita. Io l'adoro e, lo confesso, ne faccio uso tutto l'anno, venendo meno ai principi del chilometro zero che dovrebbe far parte del decalogo della brava foodblogger. Ma non so resistere!
Nel blog all'etichetta "melanzane" troverete ben 33 ricette per sbizzarrirsi con questo ortaggio violetto.
La uso nelle sue molteplici possibilità di utilizzo nella mia cucina, da semplicemente grigliate a impiego più elaborato in primi e secondi di gran gusto. 
Come questa versione, che ricorda la classica parmigiana.
Seguitemi in cucina e prepariamola insieme! 





Ingredienti

per preparare le fette di melanzane:

2 melanzane abbastanza grandi (1 chilo circa peso lordo)
sale fino
4 uova
2 cucchiai di pecorino romano

per la preparazione degli involtini:
1 litro di salsa di pomodoro condita con olio,sale e cipolla intera
150 gr. di prosciutto cotto
1 mozzarella da 250 gr. circa
pecorino romano q.b.

Sbucciare e affettare nel senso della lunghezza le melanzane. Metterle a strati in un colapasta cospargendo ogni strato con poco sale fino.Coprire con un piatto che vada sulle fette e porvi un peso sopra per facilitare la perdita di acqua amarognola che le melanzane emetteranno a contatto con il sale. Lasciare scolare così per un'ora.
Sbattere le uova in una ciotola insieme al formaggio.  Strizzare le fette tenute Sotto sale, infarinare ,passare nelle uova e friggere in olio di oliva.
In una teglia da forno versare un mestolo di salsa di pomodoro, da dove avremo tolto la cipolla intera messa per insaporire, e una spruzzata di formaggio pecorino romano. Sul piano di lavoro disporre le fette di melanzana fritte e farcire ognuna con prosciutto cotto e mozzarella e poco formaggio grattugiato.



 Arrotolarle ad una ad una a formare gli involtini e posizionarli uno accanto all'altro nella teglia da forno.



Completata l'operazione,



spolverare di formaggio e coprire con salsa di pomodoro e ancora formaggio. 



Cuocere in forno preriscaldato modalità statico a 220° per 30 minuti.




Meno melanzane, meno tempo per friggere, meno salsa di pomodoro più commensali da accontentare. Ecco pronta un'altra gustosa proposta che ha come protagonista principale la melanzana!!






e questa sotto l'unica foto dei tempi del post che ho conservato, le altre lungo il post rifatte , cerco di migliorare nella messa in atto delle foto, piano piano, la mia grande passione di gioventù rimasta sepolta dalla coltre della vita sta riprendendo fiato .



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